mercoledì 21 febbraio 2007

Rovistando fra le mie carte, ho trovato un racconto che ho scritto due anni fa, dopo una gita sul costone carsico nei pressi di Santa Croce. Non è certamente di argomento speleologico, ma lo inserisco lo stesso nel blog. Analizzandolo oggi, vedo che alcuni temi sono ricorrenti (a volte sono abbastanza ripetitivo nello scrivere), ma complessivamente non mi dispiace.

Vento


Il vento soffia forte, oggi. Folate potenti sollevano terra e polvere, creando mulinelli fumosi sullo spiazzo pietroso.
Le piante si piegano stridendo. Gli alberi più alti seguono ubbidienti le forti raffiche, i cespugli sottostanti si muovono scomposti, travolti dai vigorosi colpi d'aria. Foglie di ogni colore, gialle, rosse, marroni, si inseguono veloci con percorsi inaspettati e fruscianti fra i rami secchi.
Il mare, sotto di me, ha un colore verde turchese. Sembra spianato da una forza gigantesca, che preme e stira, lasciando sul suo percorso trucioli bianchi si spuma salmastra.
La luce è strana, falsa. Il sole, ancora basso, filtra tra le nubi con una luminosità calda ed obliqua, che risalta ogni piccolo particolare.
Si può vedere lontano, questa mattina.
La pianura, con i suoi paesi, con le sue macchie più scure dove l'aratro ha lasciato il segno, si stempera con le prime alture. Dietro, illuminate e lucenti, le montagne imbiancate dalla prima neve si staccano nette dallo sfondo più grigio, dove nuvole e terra si toccano definitivamente.
Fa freddo. Quel freddo secco e pungente che ti entra nelle ossa, che si amplifica ad ogni colpo di vento.
Osservando più in basso, posso intravedere un gabbiano, che plana sospinto e sorretto dalle correnti d'aria. Penso che sia bello farsi guidare da forze così potenti. Non puoi opporti, non servirebbe a nulla, devi solo lasciarti andare ad una cosa tanto più grande di te, alla quale devi affidarti completamente. Forse i momenti più difficili sono solamente l'inizio e la fine, l'istante in cui da un posizione sicura ti infili nel turbinio del vento e poi quando devi cercare d'uscirne. E' come succede nella vita, quando inizi il tuo cammino con mille paure per quello che dovrai affrontare e, dopo aver percorso tutto il tuo volo, ti ritrovi vecchio e stanco, con l'angoscia di dover lasciare tutto ciò che hai fatto e sei stato, con il terrore di uscire dalla corrente e fermarti, senza sapere quali sorprese ti riserverà l'ultimo colpo di vento e dove ti depositerà il flusso inesorabile del destino.
Mi piace pensare a ruota libera guardando l'orizzonte, in questo angolo solitario sospeso fra cielo e mare, circondato da rocce bianche e dalla natura aspra del Carso.
Mi piace, per un momento, non dover subire i problemi di ogni giorno, il traffico, la spesa, i soldi, il lavoro ….
Mi piace fare forza sulle gambe e fronteggiare il vento, con la sensazione che forse una folata più forte delle altre potrebbe farmi perdere la presa e strapparmi da questa roccia.
Mi piace come la natura mi stia ricordando che tutto ciò che mi circonda è stato prima di me e rimarrà ancora, come tutto l'affannarsi di tanti piccoli uomini si annulla nel tempo a confronto del piccolo sasso di pietra bianca che, arso dal sole e intriso dalla pioggia, esiste da millenni affacciato al mare. Improvvisamente i problemi di ogni giorno, il traffico, la spesa, i soldi, il lavoro, mi sembrano più piccoli ed insignificanti …. Chissà, forse sarà il freddo o il colore del mare ….

(1 gennaio 2005)

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posted by Paolo at 21:12 |


1 Comments:


At 10/3/07 8:00 PM, Anonymous Marco

..sembra di essere sul ciglione! e sentire il vento, guardare la natura attorno a sè e perdersi in essa.. mi piace come tante delle tue riflessioni prendano origine dai sensi, sia quelli fisici che le sensazioni, dal vedere, dal percepire l'ambiente, per poi lasciare spazio all'interiorità e ai pensieri. E' la sensazione che sicuramente tanti hanno provato in una grotta o su una pietra del carso, forse in maniera più distratta, ma che può venire a volte fortemente rievocata.. come nel leggere il tuo racconto!