sabato 30 dicembre 2006

Ho già trattato delle sensazioni che si possono provare rimanendo da soli all'interno di una grotta. In questa occasione riporterò, invece, uno scritto che parla delle impressioni legate ad un altro tipo di ambiente. Quante volte, chi ha frequentato certi sotterranei, ha avuto la sensazione di non essere veramente solo, ma che nell'ombra, appena fuori dal campo di percezione visiva, si trovasse qualcuno, o qualcosa, che lo stava osservando? Probabilmente gioca un ruolo importante la suggestione e l'inconscio meccanismo per il quale, pur non credendo veramente a certe storie o leggende, nel profondo rimane sempre la paura per il buio, per le presenze misteriose, per gli spettri inquietanti del lontano passato. Io, personalmente, queste sensazioni le ho provate svariate volte e quindi ho scritto queste righe di fantasia (ma non del tutto…) riguardanti questo particolare e stimolante tema. Chi ha lavorato con me negli ultimi mesi capirà di che luogo sto parlando.


Un'ombra nel buio

E' saltata nuovamente la luce. Durante i lavori di pulizia di questi sotterranei è successo spesso che il vecchio impianto elettrico evidenziasse la necessità di un suo radicale rifacimento e, giustamente, tale intervento è stato sollecitato nell'unico modo a lui possibile: facendo mancare a tratti la poca illuminazione disponibile. Con due piccoli bagliori, la lampadina opaca che si trova sopra la mia testa si è definitivamente spenta e tutti gli ambienti sono piombati nell'oscurità più profonda. Non si tratta del buio consueto al quale siamo tutti abituati, quello delle nostre città, attraverso il quale cerchi di distinguere sagome e forme, appena disegnate da lontane fonti di luce. In questo caso si tratta proprio del buio pieno ed assoluto che ti avvolge normalmente quando sei sotto terra, quando nessun chiarore esterno riesce a penetrare nella profondità del terreno. Questo tipo di buio l'ho sperimentato tante volte nelle grotte, ma l'ho ritrovato con piacere anche durante le esplorazioni nelle cavità artificiali. Non mi ha mai fatto paura l'oscurità, basta rimanere calmi e tranquilli in attesa che la tua fonte di luce riprenda a funzionare, oppure che qualcuno venga a tirarti fuori dai guai.
L'attuale mancanza di luce nel sotterraneo, quindi, non mi preoccupa, basta sedersi ed attendere che gli amici che sono fuori riattivino l'impianto elettrico. Bisogna solo aspettare, magari imprecando sul perché un esperto speleologo non abbia portato con se, anche in una situazione banale come questa, una sua personale ed autonoma fonte di illuminazione. Mi accomodo sul gradino di pietra ed aspetto.
Attorno c'è un bel silenzio, che pervade questi bassi ambienti scavati tra le fondamenta della chiesa e ricchi di storia ed accadimenti. Mi sono sempre trovato bene in queste stanze sotterranee e non ho mai rivolto particolare attenzione a tutte le leggende che si raccontano a proposito. Si è parlato di prigionieri, di tribunali dell'Inquisizione, di torture e di morti violente. E' stato scritto che questi vani sono stati testimoni di soprusi e sopraffazioni, e che si potevano vedere - incatenati alle pareti - gli scheletri delle povere vittime.
Mi sistemo meglio e, forse in seguito di questi strani pensieri, la pietra sulla quale siedo mi sembra più fredda di prima. Il mio amico Roberto ha detto che, nei luoghi dove è stata esercitata la violenza, il male quasi impregna le pareti ed in alcuni sotterranei questa presenza qualche volta si può avvertire realmente.
Adesso sento dei rumori. Inizialmente avevo percepito soltanto il gran silenzio, immobile sotto le volte oscure, ma ora mi sembra di avvertire dei deboli suoni, forse solo vibrazioni, leggeri movimenti dell'aria che immagino - vista la totale oscurità - sollevino dal pavimento piccoli soffi di fina polvere.
Sono veramente solo, fra queste vecchie mura, o accanto a me vi sono anche le tracce appena percepibili di chi, proprio in queste stanze, ha vissuto e sofferto? E' plausibile che, in particolari situazioni di tormento, qualcuno abbia lasciato un segno del proprio dolore a chi sarebbe venuto dopo, una testimonianza per i posteri fissata nella pietra? Cosa mi stanno comunicando queste pareti, questi duri spigoli, queste nicchie vecchie di quasi quattro secoli?
Guardando davanti a me, credo di scorgere una sagoma, un alone leggermente luminoso al centro della stanza. Forse è solo un'impressione, una sensazione insolita, ma mi sembra veramente di non essere più solo. Chi è questa entità che vuole comunicare con me? Quale legame unisce me stesso, casuale osservatore di passaggio in questi sotterranei, alla presenza che sento di avere davanti? L'ombra, appena luminescente, vacilla davanti ai miei occhi, sembra tremare, viene attraversata da un leggero riverbero sfumato nei vari colori dell'iride e poi … la luce improvvisa delle lampadine che si riaccendono, sembra abbagliante rispetto all'oscurità che la precedeva. Tutto si è dissolto, tutto è tornato alla normalità. Sento le voci degli amici che ridono, che mi chiamano.
Mi allontano da queste stanze pensando che il tempo è un elemento fluido che non sempre si spezza e si interrompe. Talvolta rimane un lungo filo che collega fatti e persone di ieri al mondo di oggi. Ho percepito qualcosa che non ho capito pienamente, ma che mi ha parlato di emozioni ed avvenimenti provati tanto tempo fa.
Ritornerò ancora in questi sotterranei, ma li guarderò in modo diverso. Non solo pilastri e pareti di fredda pietra, ma anche scrigno arcano nel quale, in qualche modo misterioso ed inspiegabile, è raccolta l'essenza di sensazioni, tragedie e sentimenti vissuti in un lontano passato. Sottili messaggi lasciati a disposizione di tutti coloro che, con la dovuta sensibilità, sono disposti a recepirli.

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posted by Paolo at 18:22 |


2 Comments:


At 2/1/07 9:41 AM, Anonymous Anonimo

Caro amico Paolo, forse perchè tardivamente ho scoperto M.Corona, nel senso che Gabriella mi ha regalato per Natale due suoi libri, o forse perchè quello che scrivi lo sento "epidermicamente" mio, ma voglio complimentarmi con te, con il M.Corona della nostra città.
Saluti dal tuo compare Fabio

 

At 2/1/07 10:52 PM, Anonymous Marco

Leggere quanto scrivi mi fa pensare su come un inconveniente possa modificare la percezione di cio' che ci circonda, obbligandoci anche solo per pochi minuti a riscoprire dei sensi dimenticati.
Forse è necessario allontanarsi dalle situazioni di normalità, quali la luce e la compagnia, per ritrovarsi in quel distacco dalla razionalità quotidiana che permetta di percepire l'essenza che l'ambiente comunica, non solo l'esserci fisicamente.
Mi è piaciuta l'immagine del 'lungo filo': è bello pensare di essere i testimoni di una storia proveniente da tempi diversi, magari tragici, e permettere le pareti di una cavità riscoperta la raccontino a chi la vuole sentire.
Complimenti Paolo!

Ps: Molto azzeccato il titolo del racconto! :)