domenica 15 luglio 2007

Se penso alla mia più che trentennale attività, se mi guardo indietro, vado con il pensiero ai tanti amici che ho conosciuto e con i quali sono sceso nel sottosuolo. La speleologia non è solo roccia, acqua, buio e tecnica, ma è anche collaborazione, affinità e passione comune. E' difficile ricordare tutti e mi stupisco di come, talvolta, certe facce ancora perfettamente impresse nella mia mente non trovino più alcuna corrispondenza con un nome.

Fra i tanti con i quali ho lavorato, però, alcuni si definiscono meglio, probabilmente per il particole legame di stima che si è instaurato. Non si tratta di persone che frequento regolarmente, in alcuni casi non ci sentiamo da tempo, ma nonostante questo è sempre percepibile una speciale intesa.

Sono anni, per esempio, che non ho il piacere di incontrare personalmente Fabrizio Ardito. Ci siamo visti la prima volta alla fine degli anni ottanta, in occasione della stesura del suo libro "Città sotterranee. Quindici itinerari sotto strade e piazze d’Italia", per documentare le cavità artificiali di Trieste. Mi avevano subito colpito alcune piccole caratteristiche che ci accomunavano, non solo speleologicamente parlando: stessa generazione, allora fumavamo lo stesso tabacco per la pipa, prediligevamo lo stesso libro di fantascienza, eravamo reduci dall'esplorazione della grotta Provatina in Grecia. Entrambi, appassionati di fotografia e divulgazione, eravamo passati dal mondo delle grotte, a quello delle cavità artificiali, percependo l'enorme potenziale di interessi storici ed umani che si potevano schiudere attraverso l'indagine di questo vasto ed inesplorato mondo sotterraneo. Ci siamo poi incontrati saltuariamente, ad eccezione di una settimana nel 1989, durante la quale mi ha portato a vedere i sotterranei della sua Roma: ho visitato mitrei, catacombe e l'interessantissimo Excubitorium. Seguo sempre con attenzione l'attività di Fabrizio e devo dire che regolarmente, ad ogni Natale, mi arriva un suo biglietto di auguri personalizzato. Mi dispiaccio di non aver mai risposto, ma è una cosa che - purtroppo - faccio con tutti. In questo caso specifico, probabilmente, dipende anche dal fatto che non ho foto tanto belle da stampare sui biglietti di auguri per reggere il confronto con quelli che mi manda Fabrizio.

E' invece da poco tempo che non ho più l'occasione di frequentare Fabio Stoch, noto biologo esperto in bestiacce sotterranee. Per un certo periodo, circa sei anni fa, siamo stati compagni di scorribande per tutto il Carso triestino e goriziano. Io cercavo cavità artificiali, Fabio campionava ogni pozza d'acqua che incontrava. A lui interessava che i propri prelievi fatti in cavità artificiale siano esattamente localizzati, con l'indicazione della posizione e del numero di catasto della cavità in questione. Io sfruttavo bassamente la sua vasta esperienza del territorio e la sua approfondita conoscenza di ogni anfratto, naturale o artificiale, esistente in queste aree. Abbiamo fatto lunghissime chiacchierate, che spaziavano dalla speleologia alla geologia in senso più ampio, dalle tecniche di costruzione di CA al rapporto delle singole opere sotterranee con il territorio circostante. Ci siamo poi persi di vista, ognuno immerso nei propri problemi quotidiani. Ho saputo che Fabio ha fatto alcuni radicali cambiamenti nella sua vita, ma spero che se passerà per Trieste, si possa nuovamente scorrazzare assieme per il Carso, chiacchierando delle tante cose che interessano entrambi.

Per puro caso, l’anno scorso, ho incontrato Roberto Nini, mentre ero in ferie con la famiglia nella splendida Umbria. Con lui ho vissuto i primi anni di stimolante attività della Commissione Nazionale Cavità Artificiali della Società Speleologica Italiana e ricordo con piacere alcuni giorni passati ospite a casa sua per la famosa "Festa dell'anello". In quell'occasione abbiamo anche visitato l'acquedotto della Formina, la fonte Feronia ed altre interessanti cavità. Passati l’altra estate, durante le vacanze, per la cittadina di Narni, siamo andati a cercare i sotterranei della chiesa di San Domenico, che però risultavano chiusi. Allora ho pensato di contattare qualcuno e mi sono ricordato dell'amico Roberto. Mi sono reso conto, però, che non era corretto chiamare all'ultimo momento, senza preavviso e con sole poche ore a disposizione, e così ho rinunciato. Stavamo quindi andando alla macchina per trasferirci da un'altra parte. Attraversando la piazza del paese, una persona alta mi si avvicina e chiede: "Ma sei proprio tu….". Era destino che ci incontrassimo. Roberto mi ha così aperto i sotterranei di San Domenico, che ho rivisto con piacere dopo tanti anni. Abbiamo chiacchierato un po' e mi ha spiegato i vari progetti in corso. Mi ha anche regalato un copia del suo libro “Una missione da compiere”, nella quale ho trovato, con piacere, tanti spunti in comune con le mie attività. Sono contento di aver rivisto Roberto, anche perché ho potuto dimostrare alla mia famiglia che quell'amico, assieme al quale sono stato caricato da un istrice impazzito dalla paura all'interno di un cunicolo dell'acquedotto romano, esiste veramente e non è una creazione della mia scatenata fantasia.

Sono stato relativamente più in contatto, invece, con Gianluca Padovan, conosciuto speleologo veneto/milanese. Un personaggio come Gianluca, intransigente e provocatore, o si ama o si odia. Io ho iniziato a frequentarlo alla nascita della Commissione Nazionale CA, periodo ricco di idee ed iniziative. Con il tempo, però, il clima di collaborazione all'interno della Commissione si è in parte deteriorato ed il Padovan si è allontanato sulla base di motivazioni che, pur comprendendo, condivido solo in minima parte. Ora è fra i fondatori della Federazione Nazionale Cavità Artificiali, struttura parallela ed in antitesi alla stessa Commissione SSI. Per quanto mi riguarda, trovo sempre estremamente stimolante parlare con lui, al quale riconosco tante capacità ed abilità. Pur essendo quasi sempre su posizioni completamente differenti, considero Gianluca una persona che, in qualche modo ed assieme ad altri, ha fatto la storia della speleologia in CA in Italia. Da parte mia, gli unici rimpianti sono quelli di avere una visione totalmente diversa su alcune questioni di “politica speleologica” e, nonostante le lunghissime chiacchierate e qualche bevuta, di non essere mai scesi assieme in una cavità. Spero che ci sia l'occasione, prima o poi, di fare anche questo, possibilmente continuando a confrontarci in modo acceso e stimolante, come abbiamo sempre fatto.

La foto mi ritrae a Narni in compagnia dell'amico Roberto NIni.

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posted by Paolo at 10:40 |


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