martedì 16 gennaio 2007

E veniamo all'ultima categoria di opere sotterranee artificiali che in qualche modo considero speciali. Dopo aver accennato alle mie cavità preferite per quanto riguarda gli aspetti tecnici e storici, accennerò brevemente a quelle che possiedono particolari pregi costruttivo/architettonici. La prima che indicherei è il sotterraneo del Piazzale della Cattedrale (n. CA 300 FVG-TS). Si tratta di un piccolo ambiente, in parte di costruzione relativamente recente, che presenta caratteristiche uniche. Questo vano è stato realizzato per rendere raggiungibili le varie emergenze storiche presenti sotto il piazzale che si trova davanti alla cattedrale di San Giusto. E' possibile osservare il basamento del propileo romano e varie strutture risalenti a quel periodo. In un angolo vi sono delle basse nicchie facenti parte dell'antico ossario, una volta presente in questo sito. Vi sono, inoltre, i resti di una vecchia scala che portava originariamente all'esterno, ma anche una bella lapide di marmo scuro posizionata sul pavimento, che forse conduce ad ulteriori vani sottostanti utilizzati come sepolture. Sono osservabili, infine, varie tracce di vecchie murature, forse romane oppure medioevali, appartenenti a costruzioni oggi scomparse. Questa cavità rappresenta, per me, il riassunto di tutti i momenti storici che hanno caratterizzato la vita di Trieste e del suo colle capitolino, testimoniati al suo interno con una stratificazione di strutture e materiali di particolare interesse.
Sempre rimanendo sul colle di San Giusto, un altro ambiente sotterraneo che ritengo di grande importanza è quello conosciuto con il nome di Sotterraneo Veneto (n. CA 101 FVG-TS), sistema di vani intercomunicanti presenti all’interno del Bastione Rotondo del castello cittadino. La particolarità di questi ambienti viene data dalla progressiva modifica degli stessi effettuata nel tempo, in relazione al costante mutamento delle tecniche militari. In pratica, si è passati da ampi vani interni che interessavano su più livelli tutto il bastione, ad un progressivo interramento degli stessi, con la chiusura di singoli accessi ed il riempimento di molte stanze. Quello che possiamo visitare oggi, infatti, è ciò che rimane dopo i vasti lavori di consolidamento strutturale del bastione. E’ stato molto interessante forzare la chiusura di qualche porta murata (dopo aver ottenuto le opportune autorizzazioni del Comune), oppure calarsi dagli spalti per accedere alle finestrelle ed agli ambienti retrostanti, quasi interamente occlusi dai riempimenti di terra. Abbiamo così potuto accertare come il castello non sia stata un’opera militare "statica", ma che al contrario, cercando nel profondo dei suoi sotterranei, sia ancora oggi possibile leggere una lunga storia di modifiche e rifacimenti che hanno adattato la struttura alle esigenze belliche che via via si presentavano. In fatto, poi, che il castello sia stato coinvolto, nella sua lunga vita, solamente in due azioni militari, nulla toglie alla perizia degli architetti che sono intervenuti nel tempo sul fortilizio.
Un’ultima cavità che considero particolare per i suoi pregi architettonici è il sotterraneo del parco di Villa Sartorio (n. CA 128 FVG-TS). Si tratta di una serie di vani che sembrano risalire ad un epoca precedente alla costruzione della stessa villa e che qualcuno ha voluto legare alla presenza di un preesistente monastero. Al momento della nostra visita, percorso il giardino e scesa una scala lungo un muro di contenimento, abbiamo potuto accedere ad un bel portale in pietra, parzialmente celato dalla ricca vegetazione. L’impressione che ho avuto è stata quella di trovarmi davanti ad un ingresso monumentale di quelli che si possono immaginare quando si pensa ad una vecchia costruzione dimenticata nella foresta dove, nonostante i rampicanti nascondano le strutture, si può comunque percepire la bellezza di quanto costruito dall’uomo. In questo caso particolare, però, non ci trovavamo in un bosco sperduto, ma nel cuore della città, a pochi passi dalle vie trafficate del centro.
L’ampio portale, abbellito da nicchie e cornici, conduceva ad un primo vano, con alte volte a botte e finestre che si affacciavano all’esterno. Sempre al momento della mia prima visita, il sole penetrava da queste finestre con chiari raggi di luce che, attraversando l’aria ferma della stanza, creavano dei giochi di chiaro-scuro veramente suggestivi. Il sotterraneo continuava, con un vano che intercettava un pozzo (n. CA 129 FVG-TS) e si collegava ad un lungo passaggio, di caratteristiche costruttive analoghe, che usciva in via Duca d’Aosta.
Descrivendo questa cavità ho usato il passato perché mi è stato detto che, nel frattempo, il sotterraneo è stato pulito, risistemato ed utilizzato a fini museali. Personalmente, mi rimane il ricordo di un ambiente isolato, dalle belle forme costruttive e con un’ambientazione alquanto particolare, nascosto in un giardino del centro storico.
(Foto Guglia)

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posted by Paolo at 18:27 |


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