sabato 17 maggio 2008
Rileggendo i miei appunti, ho scoperto che a vent’anni avevo la mania di scrivere su ogni cosa che mi accadeva. Pensavo, elaboravo e scrivevo. Ho prodotto pagine parlando della mia attività speleologica, degli amici, delle escursioni, dei turbamenti e delle mille domande che insistentemente ed inevitabilmente mi ponevo.
Di seguito, riporto alcune righe che ho scritto nel 1975 dopo una mia gita in montagna. Curioso come anche questa circostanza sia diventata una scusa per comporre qualche verso…

Ma il sole ci guarda.
E’ per lui che non dobbiamo mollare … neanche questa volta.
Lui non fa le cose per noia, per sbaglio, per caso, ma le fa perché è giusto.
Perché è giusto essere qui in questo momento, perché lo zaino pesa, ma non potrebbe essere altrimenti.
Perché le montagne sopra di noi sono troppo belle, per non viverle con serenità.
In una logica nuova, anche quest’arrancare stanco fra le pietre sta diventando concreta sensazione di gioia e libertà.

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posted by Paolo at 16:29 | 0 comments
martedì 8 gennaio 2008
Pur essendo il mio blog un ricettacolo di vari pensieri relativi al mondo del sottosuolo, ho già fatto nel passato qualche piccola eccezione. Di seguito voglio farne un’altra, nel senso che - per una volta - non si parlerà di grotte. E’ con grande orgoglio, però, che presento una breve poesia scritta da mia figlia che, se continuerà così, supererà di gran lunga il suo vecchio padre. Brava Michela e grazie di tutto.

Passi lenti e titubanti nel bosco,
la luce pallida della luna che filtra dalle oscure chiome,
brezza che silenziosa e inquieta da vita ad ombre sconosciute,
il battito insistente del cuore
l’unico impercettibile rumore,
il flebile ed accelerato respiro,
lo sguardo che si posa attorno
alla ricerca di uno spiraglio
che fugga dalla tenebra
e plachi l’ignoto
riportando calma e luce,
come la luna in una notte stellata
quando altra consolazione non c’è che guardare in alto,
ammirare le stelle incastonate nel buio cielo notturno
e assaporare quella sensazione di pace ed infinito
che ti apre il cuore e rende il mondo un posto migliore …

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posted by Paolo at 18:56 | 2 comments
domenica 1 luglio 2007

Penso che tutti i giovani siano idealisti e sognatori. Almeno io lo ero. Ma eravamo anche abbastanza profondi e sensibili, e tutto quello che facevamo, compreso l’andare il grotta, veniva analizzato e messo in discussione, cercando di capire il significato profondo delle cose (attenzione, il ’68 non era poi passato da molto …). Si parlava, ci si confrontava e si provava a dare un senso ad ogni comportamento, anche a quelli che forse non rientravano in alcun meccanismo uniformabile, ma rappresentavano i più elevati esempi di libertà e spontaneità individuale. Io, poi, scrivevo molto e, fra le altre cose, ho composto anche delle poesie. Sono delle poesie strane, che per anni ho tenuto nel cassetto, vergognandomi quasi di averle scritte. Oggi, a distanza di tanto tempo, penso che non ci sia niente di male nel proporle, considerandole per quello che realmente sono: tecnicamente carenti, di spirito alquanto pessimistico e specchio di un periodo complesso e travagliato della mia vita. Ma eravamo giovani, sempre alla ricerca di novità e di conferme, di stimoli e di certezze. Propongo di seguito, quindi, per chi avesse la voglia e la curiosità di leggerla, una mia poesia scritta nel 1981.


La discesa.

Il ritrovarsi fra specchi martoriati di bianco calcare,
tra superfici di acqua lucente
ed il nero profondo dell’incognita,
sopra vaghe sensazioni di purezza
e cristalline verità vecchie di mille e mille anni ...
Il vuoto, il gioco aereo,
l’incontro mutevole tra il profondo più buio
ed orizzonti tagliati in secche forme.
Non c’è più paura, ti abbandoni
e l’equilibrio ti segue e ti trascina lungo un filo
dal quale è impossibile cadere.
Non importa se una luce violenta ti ferisce gli occhi
e se il nulla ti strappa a brandelli l’identità.
Cento volte hai osato,
cento volte hai vinto,
cento volte hai gettato te stesso nel fango.
Ma sei ancora qui
pronto a sfidare la realtà di ogni giorno,
questa volta piegata e costretta tra pareti molto vicine.
Sei ancora qui per provare,
finché, alla fine, il gioco ti travolgerà
sputandoti in faccia le sue regole crudeli.
Forse, gli altri già non ti aspettano più.

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posted by Paolo at 16:39 | 0 comments